Scenari: i social del futuro?

Qualche giorno fa scrivevo su http://www.whohub.com/beatricenolli:

Un sistema di connessioni sociali ancora non inventato o conosciuto, uno scenario potrebbe vedere sorpassati gli attuali social network in favore della nuova generazione di piattaforme sociali che ha preso le fondamenta dai grandi del passato, Facebook, Twitter, superando le problematiche che gli stessi hanno incontrato nel loro sviluppo, ad esempio tutte le discussioni relative alla privacy o alla commercializzazione dei dati, ed attuando politiche di marketing trasparenti e partecipative. Mi piacerebbe vedere al centro di queste piattaforme del futuro l’utente, proprietario dei propri dati e dei propri profili, affinchè possa in qualsiasi momento modificare, sostituire, esportare tutto quanto ha realizzato su questa piattaforma, avere traccia di ogni azione compiuta in qualsiasi momento e poterla riprendere. In questa chiave mi piacerebbe che l’utente fosse informato in merito alle azioni di marketing che vengono realizzate anche grazie all’utilizzo dei suoi dati, immagino di poter accedere a statistiche di mercato piuttosto che a report di azioni realizzate grazie al flusso di conversazioni avvenute sul network, e magari possa esssere partecipe, coinvolto in prima persona in azioni di “mercato” che gli diano la dimensione delle possibilità che questo mercato ha. Magari in tal modo si potrebbe sdoganare anche il marketing da certe connotazioni negative che si porta ancora dietro…

Oggi ho appreso dell’esistenza di un affascinante progetto chiamato Diaspora :

diaspora /dī-ˈas-p(ə-)rə, dē-/
origin: Greek, διασπορά – “a scattering [of seeds]”
1. the privacy aware, personally controlled, do-it-all distributed open source social network
Spero di poterne scrivere di più a breve, intanto mi piacerebbe sapere quanti di noi hanno sentito il bisogno di nuovi spazi…

4 pensieri su “Scenari: i social del futuro?

  1. Conciliare le richieste dell’ e-marketing e garantire al tempo stesso la privacy degli utenti è senz’altro una sfida molto ardua.
    Diaspora ha un obiettivo estremamente positivo ma contro colossi quali Facebook e Twitter sarà difficile imporsi a meno di una seria inversione di tendenza culturale. Mi spiego.
    A mio avviso bisogna cominciare anzitutto a fare della seria formazione in merito all’importanza dei propri dati e a come utilizzare al meglio e in sicurezza i social network.
    Troppe persone e in particolare tanti giovani utilizzano Facebook in maniera molto rischiosa, lasciando i profili aperto o spiattellando dati sensibili quali telefono, indirizzo, azienda per la quale si lavora, alla pubblica visione.

    Ciao🙂

    PB

  2. In termini di privacy o sicurezza dei dati fondamentalmente credo sia utile il buon senso, sicuramente un utente consapevole si muove meglio in rete e riesce anche ad utilizzare gli strumenti in maniera corretta e fruttuosa, ma diciamo che non sempre si può essere consapevoli, soprattutto se per esserlo è necessario l’impiego di tempo che magari non si ha a disposizione oppure si è tropo piccoli per avere consapevolezza. Una rete o semplicemente un social “trasparente” in cui si possa avere il controllo dei propri dati sempre e comunque è sicuramente un grosso contributo alla “consapevolezza” e darebbe una grande mano alla “fiducia” verso gli strumenti web che a volte vacilla o quantomeno viene strumentalizzata da chi non vede di buon occhio la rete e preferirebbe che fossimo tutti “telespettatori”!🙂🙂
    P.S. a me piacerbebe, ad esempio, che vi fosse la possibilità di esportare i propri dati, sarebbe già un ppasso avanti, permetterebbe di archiviare le proprie cose per poterle mostrare a chiunque anche fuori dal network o semplicemente averne un ricordo.

  3. Il punto è che chi vende le informazioni dei propri utenti – perché questo è il “costo” di facebook, gmail o google – ha bisogno che queste informazioni siano riservate. Quando usiamo Facebook ci stiamo offrendo per essere destinatari di pubblicità. Il costo di questi servizi “gratuiti” sono informazioni.
    L’accesso a queste enormi basi di utenti, e l’accesso ai relativi dati personali – età, sesso, preferenze – ha un tale valore che non vedo come possa essere pubblico.

  4. Sono d’accordo nel dire che a fronte di un servizio gratuito debba esserci per il fornitore del servizio un mezzo di sostentamento, se questo sia la “rivendita” (passatemi il termine) di dati o meno, poco incide sul fulcro del mio pensiero a riguardo: ciò che conterebbe per me è la trasparenza, basterebbe dire che i dati venogno utilizzati per “x” operazioni e soprattutto per sostenere il network che tutti usano rendendoli partecipi, un po’ come il link “donazioni” che alcuni sviluppatori hanno sul proprio blog, un “do ut des” più che lecito reso esplicito. Altra chiave fondamentale è quella di dare all’utente la supervisione dei propri dati, siano essi contenuti nel profilo o semplici post, scritti, poesie o quanto altro voglia e possa pubblicare, facendo in modo che lo stesso utente possa “richiamare” tali dati, esportarli, vedere dove sono finiti o comunque averne il controllo.
    Forse è d’obbligo a questo punto una digressione dal tema che servirà, credo, a far capire com’è partito questo pensiero nella mia mente, (strano a dirsi, pare che abbia una mente anch’io, scoperta recente!!🙂 ). Questa riflessione è partita da un pensiero lontano dalle polemiche sulla “privacy”, per le quali sono perfettamente d’accordo con Pollycoke , è un pensiero che riguarda le persone che non ci sono più e che hanno lasciato le loro “tracce” nel web, i cui cari potrebbero avere l’esigenza di recuperare quegli scritti per averne una copia, per conservare memoria della persona scomparsa. E’ un terreno delicato e doloroso, mi rendo conto, ma è questa l’esigenza che ha scaturito in me questo “bisogno di altro”, senza criminalizzare Facebook o Twitter che sono stati e sono una grandissima invenzione.

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